di P. Jean-Baptiste Vian[1]

Jean-Baptiste Edart, Le diable dans ses œuvres. Comprendre l’action invisible du mal et s’en libérer, Artège, Paris, 2025, 463 pp.

Nel suo ultimo libro, il teologo padre Jean-Baptiste Edart, decano della Facoltà di teologia dell’Université Catholique de l’Ouest di Angers, in Francia, cerca di definire l’azione diabolica che non rientra né nell’azione ordinaria né in quella straordinaria. Quest’ultima, secondo la classificazione dell’Associazione Internazionale Esorcisti, si distingue in quattro tipologie: infestazione, vessazione, ossessione, possessione. In tal senso egli non intende mettere in discussione la distinzione classica adottata dall’Associazione Internazionale Esorcisti, ma piuttosto evidenziare una zona intermedia dell’azione demoniaca che, pur non essendo straordinaria in senso stretto, eccede la dinamica ordinaria della tentazione. Egli osserva che i termini usati «variano a seconda degli autori nel corso dei secoli, e questa variazione è continuata nel contesto francofono a partire dagli anni Settanta, quando il concetto generico di “legame” ha assunto importanza. Un esame della letteratura contemporanea mostra l’assenza di criteri comuni e, secondo alcuni autori, persino la difficoltà di dimostrare la realtà di questo “legame”».[2]

Per rispondere a questa complessità descrittiva, l’autore si sofferma con particolare attenzione sulle fonti scritturali, liturgiche e magisteriali per chiarire la natura dell’azione demoniaca: «Le Scritture – scrive p. Edart – rivelano che l’azione demoniaca mira soprattutto a impedire all’uomo di accedere alla verità, in particolare alla verità su Dio e sulla salvezza. Il titolo di “padre della menzogna” è quindi il più appropriato per designare Satana attraverso le sue opere».Questa osservazione è cruciale nella riflessione dell’autore del libro, «perché stabilisce che se il diavolo può perturbare la materia, causare disturbi fisici e persino impadronirsi del libero arbitrio degli individui nel caso della possessione [cioè esercitando un’influenza coercitiva sulle facoltà operative dell’uomo, ndr], la sua azione principale si fonda sulla manipolazione della verità».[3]

Attraverso l’approccio scritturale, l’autore approfondisce anche la nozione di autorità per comprendere come l’azione demoniaca possa manifestarsi nell’uomo. Egli osserva: «Questa autorità è radicata sul piano divino e dipende strettamente da quella del Padre. Tutta l’autorità sulla terra deriva da questa autorità divina. L’azione demoniaca non può quindi basarsi su nessun’altra autorità. Anch’essa risulta in accordo con la volontà divina [intesa nel senso permissivo, non certo come volontà positiva del male, ndr]. L’uomo può esporsi a questa azione rinunciando all’autorità che Dio conferisce alla sua vita, ma il diavolo non può rivendicare da sé alcun diritto sull’uomo».[4]
Una volta risolta la questione dell’autorità, l’autore affronta il tema della conoscenza della verità e degli ostacoli opposti a tale conoscenza. Dopo aver esaminato i fondamenti della psicologia tomista, egli dimostra che le scoperte della psicologia cognitiva sul ruolo delle emozioni nei processi di conoscenza sono un modo contemporaneo di esprimere ciò che San Tommaso d’Aquino espose in termini antropologici. «La scienza cognitiva – osserva p. Edart – fornisce una visione di come l’azione demoniaca possa sfruttare le nostre risorse psicologiche per influenzare la conoscenza. Le emozioni, legate alla memoria, all’attenzione, al ragionamento e al processo decisionale, sono leve importanti per influenzare queste funzioni. Questa influenza si manifesta in disturbi complessi come pregiudizi cognitivi, schemi cognitivi e distorsioni cognitive. Dato che l’azione demoniaca fa parte delle dinamiche della natura umana e della storia, è logico che questi aspetti diventino vettori della sua attività perversa».[5]

Sulla base di questi elementi, l’autore esamina poi la personalità del demonio e i suoi modi di agire. Dopo aver ricordato, con l’aiuto del Dottor Angelico, le modalità con cui opera, p. Edart esplora «l’inferno delle passioni sotto il suo controllo». Comprendendo la sua personalità, strettamente legata alla sua natura di angelo caduto, identifica i tratti che il demonio cerca di riprodurre nella sua vittima umana: «La sua strategia è incitare l’uomo al peccato nella medesima modalità del suo peccare. Orgoglio, invidia, tristezza, odio e rabbia formano il circolo infernale in cui cerca di imprigionare l’uomo. La paura, la prima conseguenza emotiva del peccato nell’uomo, diventa la chiave per mantenere la vittima in questa spirale dove la disperazione è il risultato finale».[6] Sulla base di queste analisi, l’autore risponde alla questione sull’esistenza dell’azione chiamata “legame”. Egli afferma che esiste infatti «un’azione specifica, diversa dalla tentazione e dal vizio, distinta anche dall’azione straordinaria del diavolo, che mira a tenere l’uomo nel peccato: un’azione che ostacola l’accesso alla verità, in particolare alla verità su Dio, e impedisce l’attuazione dei mezzi necessari per la conversione». Secondo p. Edart si esercita più spesso all’interno delle ferite psicologiche, «usando le emozioni legate a queste ferite per influenzare il sistema cognitivo e limitarlo». L’autore propone di chiamare questa azione specifica “controllo cognitivo” piuttosto che “legame”, «perché quest’ultimo termine, oltre alla sua vaghezza, può indurre una mentalità magica nella persona che chiede una preghiera di liberazione».[7] Il vantaggio dell’espressione “controllo” è che riflette la restrizione della libertà subita dalla persona, mentre il vantaggio dell’aggettivo “cognitivo” spiega la facoltà in cui questa restrizione è esercitata. In questo modo, la nozione di “controllo cognitivo” permette di articolare in modo teologicamente fondato una prassi pastorale che evita sia il riduzionismo psicologico sia derive magiche.

Dopo aver fissato questa definizione, l’autore ritiene giustificato affermare che la frequenza di tale azione è «significativa, anche se la nostra percezione della sua esistenza è influenzata dal suo carattere discreto, spesso nascosto nei meandri della nostra psicologia ferita. Ciò ancor più considerando il fatto che il contesto religioso attuale, segnato dalla decristianizzazione e dal frequente ricorso a pratiche occulte, favorisce l’esposizione all’azione demoniaca».[8]

L’autore richiama l’attenzione sul fatto che chi ne è colpito «può notare disturbi fisici o psicologici per i quali i trattamenti convenzionali non funzionano, senza considerare che potrebbe trattarsi di una difficoltà spirituale. Solo nel corso di un percorso spirituale si può diventare consapevoli dell’opera parassitaria del diavolo».[9] Per discernere e riconoscere questa soggiogante influenza cognitiva, p. Edart afferma che la persona deve impegnarsi «a una vita di fede, perché, nella sua individuazione, è necessaria la percezione degli attacchi alle virtù teologali. La liberazione avverrà attraverso un impegno personale lungo un percorso di conversione, associato a una preghiera specifica, attuato da una terza persona o dalla persona stessa. I frutti di questo processo includono la scoperta della benevolenza e dell’amore incondizionato del Padre manifestati in Gesù Cristo, così come l’apprendimento di una nuova libertà nell’azione morale». Egli specifica che questa liberazione «può occasionalmente essere accompagnata da guarigione psicologica o fisica, trasformazioni vissute come un beneficio inaspettato e motivo di gratitudine».[10]

L’autore conclude la sua riflessione sottolineando l’urgenza di una nuova risposta a questa dimensione di sofferenza. Mostrando come la crisi teologica seguita al Concilio Vaticano II, in particolare riguardo alla questione del male, avesse lasciato senza un adeguato sostegno i fedeli tormentati dal Maligno, egli sottolinea come molti si fossero rivolti ai movimenti emersi dal Rinnovamento, e ai pochi esorcisti come padre René Chenesseau, per un aiuto. Per p. Edart, «questi movimenti e questi sacerdoti hanno avuto il merito di rispondere a questi bisogni proponendo la preghiera della liberazione». Nondimeno, egli deplora il fatto che sono state adottate pratiche «spesso provenienti dai movimenti evangelici e pentecostali […] con risultati più o meno positivi. Tra queste pratiche, un esempio è la preghiera di “tagliare i legami”. I sacerdoti hanno accolto con riluttanza queste pratiche, preferendo attenersi alla lotta contro la tentazione utilizzando i mezzi tradizionali del combattimento spirituale, o indirizzando le persone tormentate agli esorcisti. Alcuni hanno persino irrigidito le direttive del magistero riguardanti la possibilità per sacerdoti o laici di esercitare la preghiera di liberazione, arrivando addirittura a negare la possibilità di pregare per questo scopo senza essere esorcisti».[11] Tale prospettiva, tuttavia, presuppone sempre il discernimento ecclesiale, l’obbedienza al Magistero e la chiara distinzione tra preghiera di liberazione ed esorcismo propriamente detto.

L’autore sottolinea che la stessa Conferenza Episcopale di Francia «ha riconosciuto la necessità di affrontare più adeguatamente la questione della lotta contro l’azione demoniaca nella vita parrocchiale ordinaria. Lo ha fatto pubblicando la nota dottrinale del 2014 e il libro di preghiere “Protezione, liberazione, guarigione” nel 2017. Questo approccio mirava a chiarire alcune pratiche e a ristabilire ordine fra esse. Tuttavia, era comunque necessario un approfondimento teologico delle nozioni alla base di queste pratiche. Il concetto di “legame” è stato criticato […] ma senza che una riflessione teologica adeguata potesse essere sviluppata nel contesto liturgico di questo documento». Per questo, p. Edart spera che il suo libro costituisca un contributo valido a questo approfondimento teologico e liturgico, proponendo – come ha fatto – la nozione di “controllo cognitivo”, preferibile a quella di “legame”, per spiegare questa realtà spirituale situata tra l’attività ordinaria (tentazione) e l’attività straordinaria del diavolo.[12]

Infine, l’autore afferma che un nuovo chiarimento è necessario a causa dell’evoluzione della manifestazione dei disturbi spirituali. «Questa – egli osserva – segue l’evoluzione dei disturbi psicologici ed emotivi e, sebbene non arrivi fino alla patologia, è associata alle vulnerabilità di cui siamo tutti portatori. È quindi naturale che l’azione demoniaca vari nella sua espressione e che i rimedi si adattino a questa evoluzione. Si deve però ricavare il nuovo dal vecchio. I principi fondamentali dell’azione demoniaca rimangono invariati, il che significa che i mezzi tradizionali del combattimento spirituale non devono essere reinventati. Preghiera, vita sacramentale, ascetismo, impegno per la vita di carità, adempimento dei doveri derivanti dalla propria condizione, ecc. sono più rilevanti che mai».[13] Tuttavia, p. Edart ritiene che sia giunto il momento di considerare la preghiera di liberazione come «uno degli strumenti ordinari del combattimento spirituale contemporaneo, data la frequenza di azioni straordinarie derivanti dalla paganizzazione della società. Gli esorcismi battesimali durante il catecumenato sono un’opportunità per far rinunciare ai catecumeni le pratiche occulte alle quali potrebbero essersi consegnati». L’autore ipotizza che si possa «immaginare per i battezzati la medesima necessità di tornare a una vita di fede dal momento che, molto spesso, si sono esposti alle stesse pratiche dopo il battesimo». Ed esorta a far conoscere la preghiera di liberazione «incentrata sulla dinamica battesimale e che incoraggia l’impegno della libertà personale per affrontare il nemico», sperando che «più persone possano dire, dopo aver vissuto una liberazione trasformante: “Il Regno di Dio è tra noi!”».[14]


[1] Esorcista della diocesi di Grenoble-Vienne (Francia) e coordinatore della segreteria linguistica francese dell’Associazione Internazionale Esorcisti.
[2] J.-B. Edart, Le diable dans ses oeuvres, cit., p. 393.
[3] Ibid., p. 394.
[4] Ibidem.
[5] Ibid. p. 395.
[6] Ibidem.
[7] Ibid.
[8] Ibid., p. 396.
[9] Ibidem.
[10] Ibid.
[11] Ibid., p. 397
[12] Ibidem.
[13] Ibid. p. 398
[14] Ibidem.