di Associazione Internazionale Esorcisti

Nel panorama cinematografico dedicato al tema dell’esorcismo, il docufilm “Libera nos. Il trionfo sul male”, diretto da Giovanni Ziberna e Valeria Baldan, occupa una posizione del tutto speciale e inedita.

Nato da un lavoro durato circa dieci anni, il docufilm è stato concepito con un obiettivo preciso: offrire al pubblico una rappresentazione dell’esorcismo cattolico il più possibile lontana dagli stereotipi della cinematografia dell’orrore e restituire al grande pubblico la realtà di un ministero ecclesiale spesso conosciuto soltanto attraverso film, racconti sensazionalistici o pregiudizi. La stampa italiana ha sottolineato fin dall’uscita del film proprio questo intento: mostrare la verità del rito dell’esorcismo, che è molto diversa da quella abitualmente proposta dal cinema.

La sua peculiarità è stata riconosciuta anche all’estero. In Spagna, la rivista specializzata in cinema, serie televisive e cultura audiovisiva FilaSiete, lo ha definito un documentario «sorprendente e riuscito», sottolineandone la naturalezza, la chiarezza dottrinale e l’assoluta assenza di morbosità.  In Francia, in occasione dell’uscita nelle sale con il titolo Délivre-nous du Mal, una recensione ha nuovamente evidenziato la volontà di mostrare l’esorcismo lontano dai cliché del cinema.
È dunque lecito chiedersi: che cosa rende “Libera nos” così diverso dagli altri film sugli esorcismi?

Dalla paura alla conoscenza

Il primo elemento distintivo è il rifiuto del sensazionalismo.
La cinematografia sull’esorcismo, soprattutto a partire dal film: L’esorcista, di William Friedkin del 1973, ha frequentemente identificato il fenomeno con manifestazioni spettacolari: volti deformati, urla, violenza, fenomeni paranormali, vomito, levitazioni e altre immagini destinate soprattutto a provocare paura.
“Libera nos” compie una scelta opposta.
Non nega la realtà dell’azione straordinaria del demonio, né cerca di ridurre il tema a una spiegazione puramente psicologica, ma cerca di comprendere e spiegare ciò che la Chiesa realmente insegna e ciò che gli esorcisti concretamente vivono.
È precisamente questa scelta che il mensile italiano Il Timone ha individuato come uno dei principali pregi del film: raccontare «la verità del rito dell’esorcismo», lontano dalle produzioni interessate quasi esclusivamente all’aspetto sensazionalistico. Il film, quindi, non vuole principalmente spaventare lo spettatore, ma vuole informarlo. Pertanto, la differenza è sostanziale.

La parola agli esorcisti

Un secondo grande pregio consiste nella scelta delle persone chiamate a parlare.
Il documentario non costruisce un universo fantastico nel quale l’esorcismo viene raccontato attraverso personaggi inventati, quanto piuttosto un tentativo di voler comunicare elementi di demonologia fondamentale, la bellezza della teologia dell’esorcismo e anche quelli che sono gli aspetti tipici della pratica pastorale ad essa connessa. A parlare sono sacerdoti che esercitano questo ministero, affiancati da teologi e professionisti della salute mentale.

Tra le testimonianze occupa un posto particolare quella di don Gabriele Amorth, intervistato dagli autori già nel 2012 e oggi scomparso. La sua presenza conferisce al film un valore documentario e storico particolarmente significativo.
Accanto a lui intervengono altri esorcisti, tra cui padre Francesco Bamonte, presidente dell’Associazione Internazionale esorcisti dal 2012 al 2023, Fra Benigno Palilla, responsabile della formazione degli esorcisti della Sicilia e altri sacerdoti, oltre a esperti in ambito medico e psichiatrico.Lo spettatore viene così messo in condizione di ascoltare la voce di chi vive e conosce il ministero dell’esorcistato dall’interno, anziché quella di sceneggiatori che utilizzano l’esorcismo come semplice espediente narrativo.

L’esorcista non è un “supereroe”

Uno degli aspetti più importanti del docufilm è la corretta presentazione dell’ufficio ecclesiale dell’esorcista. Il sacerdote non viene presentato in una sorta di “cacciatore di demoni” – tipico del marketing pubblicitario -, dotato di poteri personali o impegnato in una lotta individuale contro una potenza sovrumana. La prospettiva è ecclesiologica: l’esorcista è un sacerdote che esercita nel nome di Gesù un ministero affidatogli dalla Chiesa al fine di lenire le sofferenze dei più “poveri tra i poveri”. Come ha osservato FilaSiete, gli esorcisti stessi ricordano di non essere supereroi: essi pregano, mentre è Cristo che libera attraverso la preghiera della Chiesa. Questa precisazione è essenziale perché corregge una delle più diffuse deformazioni cinematografiche.
L’esorcismo cristiano non è una sfida tra due poteri equivalenti: non corrisponde ad una dimensione agonica tra esorcista e demonio: è Cristo vincitore del demonio, invocato dalla Chiesa per la liberazione dell’uomo.

Fede e ragione: l’importanza del discernimento

Altro elemento di grande valore è la presenza di professionisti della salute mentale. Il film non propone una visione semplicistica secondo la quale ogni comportamento insolito, ogni sofferenza psichica o ogni fenomeno apparentemente inspiegabile debba essere attribuito al demonio. Il discernimento costituisce invece un elemento essenziale. Una recente recensione francese ha particolarmente apprezzato questo aspetto, osservando che il film si colloca tra due estremi ugualmente problematici: da una parte il rischio di vedere una presenza demoniaca dietro ogni fenomeno apparentemente anomalo, dall’altra la pretesa di considerare assurda a priori ogni dimensione spirituale. La risposta è il discernimento. È una delle caratteristiche che rendono “Libera nos” particolarmente utile anche per un pubblico non credente.

Le ricostruzioni non sono veri esorcismi

Un altro merito riguarda il rispetto della dignità delle persone sottoposte al ministero. Le scene di esorcismo che compaiono nel docufilm non sono riprese di veri esorcismi, ma ricostruzioni cinematografiche basate su testimonianze ed esperienze reali alle quali hanno assistito i due ideatori e registi del film, Giovanni Ziberna e Valeria Baldan.
La ragione è evidente: la Chiesa non permette che un vero esorcismo venga trasformato in spettacolo cinematografico. Gli stessi autori hanno spiegato che le scene sono state ricostruite proprio per rendere comprensibili le esperienze raccontate dagli esorcisti, rispettando al tempo stesso la riservatezza delle persone coinvolte. Questo costituisce un ulteriore elemento di distanza dal cinema horror.

Un documentario con finalità formativa

“Libera nos” non si limita a raccontare alcuni casi, ma possiede una precisa finalità formativa. Gli esorcisti spiegano chi è il demonio, come può agire, quali sono i pericoli dell’esoterismo, dell’occultismo, della magia e dello spiritismo e quali sono i mezzi ordinari attraverso i quali la Chiesa combatte il male. La recensione della testata cattolica internazionale Omnes è arrivata a definire il film una vera e propria “masterclass di demonologia”, sottolineando come le testimonianze degli esorcisti costituiscano un’introduzione semplice ma profonda alla teologia del bene e del male. Il suo valore, quindi, non consiste soltanto nel mostrare, ma nel tentativo di comunicare una precisa e corretta visione teologico-esperienziale.

Il pericolo dell’occultismo

Particolarmente attuale è anche il richiamo ai pericoli dell’occultismo contemporaneo. Gli esorcisti intervistati mettono in guardia soprattutto dalle pratiche che vengono banalizzate e trasformate in gioco, moda o semplice curiosità: spiritismo, magia, esoterismo, pratiche New Age e altre forme di ricerca di ciò che è fuori dal naturale. È un aspetto importante perché sposta l’attenzione dal fenomeno straordinario alla prevenzione. In questo senso il film non vuole semplicemente rispondere alla domanda “come si celebra un esorcismo?”, ma anche a una domanda molto più importante: come si arriva a non averne bisogno? La risposta passa attraverso la fede vissuta, la collaborazione personale e responsabile con la grazia di Dio, la vita sacramentale, la preghiera, il rapporto con Dio e il rifiuto di ogni pratica occultistica.
La centralità della Chiesa

Un altro elemento che distingue “Libera nos” è la sua dimensione ecclesiale.
L’esorcismo non è una tecnica esoterica, una pratica magica o una particolare forma di psicoterapia: è un ministero della Chiesa che Cristo stesso ha esercitato per primo e ha comandato alla sua Chiesa di continuare a esercitare nel suo Nome sino alla fine dei tempi. Questa precisazione è stata resa possibile anche dalla collaborazione con l’Associazione Internazionale Esorcisti (AIE), che ha seguito il progetto durante la sua realizzazione e gli ha concesso il proprio patrocinio. La stampa italiana e internazionale ha evidenziato come questa collaborazione costituisca una caratteristica eccezionale e peculiare dell’opera. La collaborazione con l’AIE è dunque una delle principali differenze rispetto alle tradizionali produzioni cinematografiche sull’argomento.

Un film che ha superato i confini italiani

L’interesse suscitato dal docufilm non si è fermato all’Italia.
Nel 2024 “Libera nos” è stato distribuito in Spagna e successivamente in diversi Paesi dell’America Latina. Nel 2025 è arrivato negli Stati Uniti con il titolo: Triumph over Evil – Battle of the Exorcists, raggiungendo, secondo i dati riportati dall’AIE e ripresi da AgenSIR, l’ottavo posto al box office statunitense tra le uscite indipendenti nella settimana di lancio.
Nel settembre 2026 è arrivato anche nelle sale francesi con il titolo: Délivre-nous du Mal. La stampa francese ha nuovamente sottolineato il suo carattere anti-sensazionalistico e l’attenzione al discernimento. Questa diffusione internazionale è significativa. Essa dimostra che esiste un pubblico disposto ad ascoltare un discorso serio sull’esorcismo, anche quando esso non viene presentato secondo le formule tradizionali del cinema horror.

Le osservazioni del francese Bureau National des Exorcistes

Proprio perché l’analisi vuole essere seria e completa, non si può ignorare una voce critica emersa in questi giorni.
In occasione della distribuzione francese, il Bureau National des Exorcistes (BNE) ha esaminato il film durante la sessione di Valpré. Il 6 ottobre 2026 è stato reso pubblico un parere nel quale il BNE, attraverso il proprio vescovo referente, mons. Pascal Roland, esprime «serie riserve» su alcuni aspetti del documentario.
Tra le questioni sollevate vi è anzitutto la percezione di una focalizzazione sul demonio più che su Cristo Salvatore. Il BNE segnala inoltre altri elementi che, a suo giudizio, meritano attenzione.
Si tratta di osservazioni che non devono essere né ignorate né assolutizzate.
Da una parte, esse ricordano una verità fondamentale: in ogni autentico ministero di liberazione cristiana il centro non è il demonio, ma Gesù Cristo. Parlare del male è necessario, ma soltanto nella misura in cui ciò conduce a riconoscere più chiaramente la vittoria di Cristo.
Dall’altra parte, è significativo che lo stesso film sia stato letto da altri recensori proprio in questa prospettiva positiva: FilaSiete, ad esempio, sottolinea che gli esorcisti affermano chiaramente che non sono loro a liberare, ma Cristo attraverso la preghiera della Chiesa; Omnes evidenzia inoltre che il documentario termina con un messaggio di speranza e con il riferimento all’intercessione della Vergine Maria. È proprio questo finale, carico di fiducia e di speranza cristiana, che ha fatto sì che molti spettatori uscissero dalla sala con il cuore colmo di gioia e un sorriso sul volto.
Le osservazioni del BNE possono quindi essere considerate un’occasione utile per approfondire e precisare ulteriormente la lettura del film, senza cancellare i suoi numerosi elementi positivi. Anzi, un’opera che suscita un confronto così articolato mostra di avere raggiunto uno degli obiettivi fondamentali di ogni documentario serio: far pensare e aprire un dibattito.

Il ruolo della Vergine Maria e la speranza cristiana

Uno degli aspetti più belli della parte conclusiva del film è il riferimento alla Vergine Maria.
Dopo aver affrontato la realtà del male e dell’azione del demonio, il documentario non lascia lo spettatore nella paura. La conclusione apre invece alla speranza. La recensione di Omnes ha sottolineato proprio questo elemento: il film, nonostante la durezza dell’argomento, termina con un messaggio di speranza e presenta la Vergine Maria come Madre che soccorre i suoi figli nella lotta contro il maligno intercedendo per essi presso il Figlio Gesù Cristo. Questo è decisivo per comprendere il significato del titolo.
“Il trionfo sul male” non significa il trionfo dell’uomo sul demonio per proprie capacità. Significa il trionfo di Cristo sul male. Ed è questa la prospettiva che dovrebbe sempre guidare ogni autentico discorso cristiano sull’esorcismo.

Un film sul demonio o un film sulla vittoria di Cristo?

Questa domanda è forse la più importante che “Libera nos” pone allo spettatore.
Se ci si fermasse alle immagini della possessione diabolica, alle testimonianze degli esorcisti o alle manifestazioni straordinarie, si potrebbe correre il rischio di considerarlo semplicemente un film sul demonio. Ma la sua struttura complessiva dice qualcosa di più, di fatto le immagini della possessione manifestano, tra l’altro, la sofferenza che vivono alcuni figli di Dio, per questa evenienza denominati dalla Chiesa quali “i più poveri tra i poveri”. Il film, inoltre, vuole spiegare che il demonio è una realtà personale e spirituale; vuole mettere in guardia dalle porte che possono favorirne l’azione straordinaria; vuole spiegare il ministero ecclesiale dell’esorcista; vuole mostrare l’importanza del discernimento; ma vuole anche indicare gli strumenti attraverso i quali la Chiesa combatte tale azione.E, soprattutto, vuole ricordare che il male non ha l’ultima parola. È questa la differenza fondamentale rispetto a gran parte del cinema horror. Nel film dell’orrore il demonio è spesso il protagonista assoluto e la paura è il cavallo di battaglia. In “Libera nos”, invece, il male è affrontato affinché lo spettatore possa comprendere la necessità della vigilanza, della fede e della fiducia in Cristo, infine per mettere in guardia l’uomo davanti all’importanza che possiede la sua libertà nello scegliere il bene e il male. L’esorcismo, inoltre, viene descritto nella sua tipica peculiarità teologico-spirituale di esperienza di Dio.

Perché “Libera nos” è diverso dagli altri film sugli esorcismi

Alla luce delle recensioni italiane, spagnole e francesi e della ricezione internazionale, possiamo sintetizzare i principali elementi di originalità del docufilm:

1.    Non cerca principalmente di spaventare, ma di informare.
2.    Non costruisce un mondo fantastico, ma dà la parola a esorcisti realmente impegnati nel ministero.
3.    Non presenta l’esorcista come un supereroe, ma come un sacerdote che esercita un ministero ecclesiale a nome di Cristo e della Chiesa.
4.    Non trasforma le persone sofferenti in oggetti di spettacolo.
5.    Non mostra veri esorcismi, ma ricostruzioni cinematografiche rispettose della realtà e della riservatezza, ma indicative dell’esperienza di Dio nella lotta straordinaria contro Satana.
6.    Affianca alla prospettiva teologica quella medica e psicologica, mettendo in evidenza la necessità del discernimento.
7.    Affronta i pericoli dell’occultismo, della magia, dello spiritismo e dell’esoterismo.
8.    Offre una vera introduzione alla visione cristiana dell’azione demoniaca straordinaria.
9.    Presenta l’esorcismo come azione liturgica della Chiesa e non come una tecnica magica.
10.Colloca al centro l’autorità e l’azione salvifica di Cristo.
11.Evita, nella sostanza, la morbosità che caratterizza numerose produzioni cinematografiche sul tema.
12.Ha ricevuto il patrocinio dell’Associazione Internazionale Esorcisti, caratteristica che lo distingue dalle normali produzioni cinematografiche sull’esorcismo.
13.Ha oltrepassato i confini italiani, raggiungendo Spagna, America Latina, Stati Uniti, Francia e tra poco anche il Brasile.
14.Ha suscitato un confronto internazionale sul modo corretto di rappresentare il ministero dell’esorcistato.

Conclusione: raccontare l’azione del demonio senza consegnargli il protagonismo.

Forse il merito più grande di “Libera nos consiste proprio nell’avere affrontato un argomento difficilissimo senza consegnarlo alla logica del cinema horror. Il film non pretende di risolvere ogni questione e, come dimostra anche il recente parere del BNE francese, può essere oggetto di discussione e di ulteriori approfondimenti. Ma proprio per questo merita di essere considerato con attenzione. Ha avuto il coraggio di portare sul grande schermo un tema che per decenni è stato spesso trattato attraverso la paura, il macabro e la spettacolarizzazione. Ha scelto invece di dare la parola a sacerdoti, teologi e professionisti della salute mentale; di spiegare anziché semplicemente impressionare; di distinguere anziché confondere; di mettere in guardia dall’occultismo; di presentare il discernimento come indispensabile; e di mostrare che l’esorcismo appartiene alla vita e alla missione della Chiesa. Ma soprattutto, il suo messaggio più importante dovrebbe essere letto alla luce del titolo stesso.
Il protagonista ultimo della lotta contro il male non è il demonio, non è neppure l’esorcista: è Cristo.L’esorcista prega con l’intercessione della Chiesa particolare.
L’uomo è chiamato alla conversione nella vita quotidiana, a vigilare e ad affidarsi a Dio. La Vergine Maria accompagna e intercede, ma è Cristo che opera e vince. Ed è proprio qui che “Libera nos. Il trionfo sul male” si distingue maggiormente dalla cinematografia dell’orrore: mentre molti film sugli esorcismi finiscono per lasciare nello spettatore soprattutto la paura del demonio, questo docufilm vuole condurlo oltre la paura, verso la conoscenza, il discernimento e, soprattutto, verso la speranza.
Nella prospettiva cristiana il male è reale, ma non è invincibile; il demonio agisce, ma non è padrone della storia; la sofferenza provocata dell’azione straordinaria del demonio esiste, ma non ha l’ultima parola. L’ultima parola appartiene a Cristo!

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