di padre Francesco Bamonte, icms

Nella Settimana Santa portiamoci spiritualmente accanto alla nostra Madre Addolorata e chiediamole di donarci i sentimenti del suo Cuore Immacolato, mentre assisteva all’agonia e alla morte in croce del Figlio. Furono ore di amore supremo e di dolore supremo. Allo stesso tempo, impegniamoci a consolare questa Madre. Ai piedi della Croce, infatti, Ella «soffrì profondamente con il suo Figlio Unigenito e si associò con animo materno al suo sacrificio, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei generata» (cfr. Lumen gentium, n. 58). Maria non era certo consenziente al male che veniva fatto a Gesù, alle derisioni, alle bestemmie nei suoi confronti, alle sfide che – anche mentre egli moriva – gli venivano lanciate, e infine alla sua ingiusta uccisione. La Madonna era consenziente alla volontà salvifica del Padre, a quella volontà che il Figlio aveva pienamente accettato, e a cui Lei dava la sua sofferta ma totale adesione.

Il consenso da Lei dato all’immolazione di Gesù non fu una passiva accettazione, ma un autentico atto di amore con il quale Ella si unì all’offerta del figlio, consentendo con amore materno al suo sacrificio redentore per i peccati dell’intera umanità: offrì il Figlio al Padre e si offrì al Padre con il Figlio, unendosi intimamente al sacrificio del figlio per la redenzione di ogni uomo, come Madre intimamente associata all’Agnello divino, partecipe del martirio del Figlio. Scrive san Bernardo: «La forza del dolore trapassò la tua anima, o Maria, e così non senza ragione ti possiamo chiamare più che martire, perché in te la partecipazione alla Passione del Figlio superò di molto, nell’intensità, le sofferenze fisiche del martirio».
Tale partecipazione di Maria non si pone sullo stesso piano dell’unica mediazione redentrice di Cristo, ma ne dipende totalmente e ad essa è ordinata.

Durante la Passione di Gesù, nel cuore della Madre si riverberava tutto ciò che Gesù pativa nell’anima e nel corpo. San Bonaventura dice: «Tutte le piaghe che erano sparse sull’intero Corpo di Gesù, erano riunite nel Cuore di Maria». Ogni dolore di Gesù, Ella lo sentì ripercuotersi in lei. La sofferenza del Figlio passava dal suo cuore nel cuore della Madre e dal cuore della Madre tornava nel cuore del Figlio. Soffriva e moriva il Figlio, soffriva e misticamente moriva la Madre con il Figlio.
Trentatré anni prima, mentre la Madonna presentava Gesù bambino al Tempio, l’anziano Simeone, per una mozione dello Spirito Santo, le aveva detto: «E anche a te una spada trafiggerà il cuore». Quella spada che le era stata preannunziata e che sin da allora aveva iniziato a trapassare il suo cuore, lassù sul Calvario giunse a trapassarlo totalmente, da parte a parte, facendolo sanguinare come mai prima di allora aveva sanguinato e mai dopo di allora sanguinerà il cuore di una creatura umana. Usciva il sangue dal suo Gesù e nel medesimo tempo usciva misticamente dal cuore della Madre. Questo è il motivo per il quale la liturgia della Chiesa applica alla Madonna le parole del libro delle Lamentazioni (1,12): «O voi che passate per via, fermatevi e vedete se c’è un dolore simile al mio». San Bernardino dice: «Il dolore di Maria è stato molto superiore a quello di tutte le madri di tutti i tempi, che piangono per i loro figli». Sì, perché non fu solo dolore di una madre che vedeva morire un figlio innocente per la cattiveria di altri, ma fu il dolore di una madre che vede l’ingratitudine degli uomini nei confronti del loro Dio. Noi non potremo mai convenientemente comprendere quale fu il dolore di una madre che si vede uccidere davanti ai suoi occhi il Figlio innocente sapendo che era il Re dell’universo, il Figlio di Dio, il Messia atteso dai secoli, il Salvatore del mondo. Quale dolore Ella provò nel sentire riecheggiare i tremendi colpi del martello sui chiodi che trapassavano le mani e i piedi del Signore del Cielo e della terra incollandoli alla Croce; ogni colpo di martello trapassava anche il suo cuore di Madre. E quale dolore ella provò, appena alzarono la Croce, nel vedere quelle mani e quei piedi grondanti di sangue. Ella osservava quei terribili chiodi che tenevano trafitte alla croce le mani del suo Gesù, e le ritornava vivo il ricordo di quelle mani quando con infinito amore avevano pregato, guarito, benedetto. Osservava quei chiodi che tenevano trafitti alla Croce i piedi di Gesù, e le ritornava vivo il ricordo di quei piedi quando avevano tanto camminato, per annunciare il Regno di Dio e portare a tutti la parola d’amore del Padre.  Quante volte, quando Gesù era piccolino, doveva aver baciato quei piedi, e che ora avrebbe voluto baciare, anche così, pieni di sangue, ma non poteva.

La Madonna, ancora, guardava il viso del suo Gesù, quel viso bellissimo, maestoso, ma ora sporco di sangue e lo avrebbe voluto pulire, avrebbe voluto accarezzare quei capelli, baciare quelle ferite, quella faccia gonfia, ma non poteva.

Ai tracotanti insulti diretti al Figlio crocifisso, Ella, opponeva l’indulgenza e il perdono, associandosi alla supplica del Figlio: «Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).

È al comune martirio di Gesù e dell’Addolorata che dobbiamo la salvezza e ogni bene. Ella, quindi, dopo Gesù redentore, ha diritto alla riconoscenza di tutta l’umanità. Sant’Alberto Magno scrive: «Come siamo obbligati a Gesù per la sua Passione, così lo siamo a Maria per la sua Com-Passione».

Mai Maria appare così grande ed eroica nella fede come ai piedi della Croce, dove sfidò la più chiara evidenza degli occhi. Per i discepoli, per quelli che avevano creduto in Gesù, quella morte appariva un fallimento, la fine di un sogno, di una grande speranza, come si esprimeranno sconsolati i due discepoli di Emmaus; per i nemici quella morte appariva invece una grande vittoria, un trionfo e una perfida soddisfazione. La Madonna, invece, credeva fermamente che, proprio in quel modo doloroso, contrario ad ogni attesa umana e tanto più ad ogni attesa materna, il Figlio vinceva, trionfava e avrebbe regnato per sempre, attuando la Redenzione di tutta l’umanità, compresa quella sua personale, che le era stata applicata preventivamente.
Sant’Antonino commenta: «Stava Maria sotto la croce, con tutta la pienezza della sua fede nella divinità di Cristo». San Metodio chiama Maria: «Fiaccola della fede». E Sant’Ireneo afferma: «Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l’obbedienza di Maria. Ciò che la Vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, la Vergine Maria l’ha sciolto con la sua fede».

Un aspetto importantissimo della partecipazione della Madonna alla Passione del Figlio è che la sua maternità nei nostri confronti, iniziata nell’Incarnazione del Figlio, è giunta a perfezione nell’ora della croce, sul Calvario. Con le parole «Donna, ecco tuo figlio» (Gv 19,26), e poco dopo con quelle rivolte a Giovanni: «Ecco tua madre» (Gv 19,27), Gesù svelò alla Madre l’estensione universale della sua maternità nei confronti di ogni uomo, e parimenti a Giovanni rivelò la figliolanza universale di ogni uomo nei confronti di questa Madre.
Gesù scelse di rivelarcelo in maniera esplicita nell’ora del più grande dolore suo e della Madre, affinché comprendessimo quanto grande è il loro amore per ciascuno di noi e quanto siamo loro costati. Se per Maria il parto del Figlio a Betlemme non fu doloroso, sul Calvario, invece, il suo amoroso consenso all’immolazione del Figlio, fu per Lei come un parto dolorosissimo, che lo «generava» nel suo stato di vittima e nel medesimo tempo, diveniva Madre di tutti gli uomini nell’ordine della grazia.
La maternità di Maria nei confronti di ogni uomo, che era iniziata nell’Incarnazione del Figlio, è come una gestazione che durante la partecipazione alla Passione di Gesù sul Calvario arrivò a perfetta maturazione e compimento col parto in cui la Madonna generò e – sino alla fine dei tempi – genererà, nuovi figli, nel Figlio Gesù.

La Madonna è quindi Madre nostra non solo perché Gesù ce l’ha data come Madre nella persona di Giovanni, ma soprattutto perché tra noi e Lei c’è un reale rapporto di generazione madre-figlio in Cristo. Le parole che Gesù rivolge sul Golgota alla Madre: «Donna, ecco tuo figlio» e a Giovanni «Ecco, tua madre», sono la proclamazione solenne di una maternità già iniziata a Nazareth, quando fu da Lei concepito per opera dello Spirito Santo e che sul Calvario giunge al suo compimento. Ognuno di noi può quindi dire: «Come sono stato concepito e generato dalla mia mamma terrena nella mia vita fisica, in maniera analoga sono stato concepito alla vita divina a Nazareth dalla Vergine Santissima e generato da lei sul Calvario».
E come il compito di una madre non si esaurisce con il generare il figlio, ma continua nel nutrirlo, educarlo e proteggerlo, così fa Lei con ciascuno di noi. La sua maternità spirituale nei nostri confronti non si limita a generarci in Cristo, ma si estende a tutto lo sviluppo della nostra vita spirituale in Cristo; di conseguenza più ci sapremo donare a Lei, più le faremo spazio nella nostra vita interiore, tanto più Ella potrà espletare in profondità, nei nostri confronti, questi compiti materni che Dio le ha affidato.

Un’altra considerazione che non possiamo omettere contemplando la Madonna ai piedi della croce è che la Passione di Gesù e la Com-Passione della Madre si perpetuano sino alla fine dei secoli, in quanto i peccati degli uomini rendono presente nella storia il mistero della croce.
La Passione di Gesù, infatti, non avvenne solo duemila anni fa. Ancora oggi Gesù si lascia tradire; ancora oggi a chi lo vuole legare con un malfattore, Gesù stende le mani; ancora oggi a chi lo vuole schiaffeggiare Gesù porge il suo volto; ancora oggi a chi lo vuole flagellare Gesù porge le spalle; ancora oggi a chi vuole incoronarlo di spine, Gesù piega il capo; ancora oggi a chi lo vuole inchiodare in croce, Gesù stende le sue mani e i suoi piedi. I peccati degli uomini rinnovano continuamente i dolori di Gesù, ma nel medesimo tempo anche quelli della Madre.

Il dolore della Madonna non fu solo dolore per l’infedeltà e l’ingratitudine degli uomini che lo stavano crocifiggendo e uccidendo in quel momento, ma dolore per l’infedeltà e l’ingratitudine degli uomini di ogni tempo. Gli occhi della Madonna, illuminati dalla luce soprannaturale, infatti, vedevano e seguivano Gesù non solo in quel momento, ma lo vedevano e lo seguivano sulla via perpetuamente dolorosa di tutti i secoli. L’anima di Maria porta pertanto un’afflizione senza misura. È la sofferenza del suo Figlio anche oggi coperto di sangue, di oltraggi, carico di maledizioni, scacciato dagli orgogliosi: Lui, il suo Signore, il suo Figlio, il suo Dio, il suo Tutto. Anche oggi la Madre vede il Figlio da molti insultato, ferito, bestemmiato, maledetto, odiato. Per supplica del Figlio morente, la Madonna è diventata vera nostra Madre e il suo Cuore Immacolato non cessa un momento di battere di amore per noi. Così non ha mai cessato di essere addolorato per tanti suoi figli che con il peccato continuano ad offendere Gesù e camminano sulla via della perdizione rendendo vano per loro tutto il suo patire. In Cielo, Maria è beata, ma la sua funzione di Mamma la lega a noi e per tale motivo sempre soffre nel vedere quelli che offendono Colui che li ama di più, Gesù.

La Madonna ama tanto Gesù e ama tanto anche noi. Questa mamma, però, vede che ci sono figli molto lontani dal Figlio, e a ciascuno di noi che l’amiamo e le restiamo vicini, chiede di avvicinare spiritualmente il nostro cuore ai poveri peccatori, affinché con il nostro sacrificio, la nostra preghiera, ma anche facendo giungere ad essi la parola che esprime l’amore che Dio ha per loro, possano aprire il loro cuore a Gesù, pentirsi, rinunciare al peccato, iniziare una nuova vita e giungere all’eterna salvezza in Paradiso.

Un’ultima considerazione che vogliamo fare contemplando la Madonna ai piedi della croce del Figlio è il ricorso fiducioso a questa Madre nelle croci della nostra vita.
La presenza della Madonna durante la Passione è stata una stilla di dolcezza che il Padre ha donato al Figlio nel momento della prova suprema. La Madonna ha spiritualmente aiutato Gesù a portare la Croce e sul Calvario lo ha sostenuto con intrepida fortezza, addolcendo la sconfinata amarezza del Figlio con la propria preghiera e con la propria offerta in unione con la Sua. Non comprenderemmo la maternità della Madonna nei nostri confronti se non ricorressimo a Lei nei momenti della prova. Qualunque prova sia, Lei che è stata ai piedi della croce del Figlio, ci attende per confortarci, per incoraggiarci e soprattutto per aiutarci a portare il peso senza rimanerne sopraffatti.

Quando ci rivolgiamo alla Vergine Maria, non siamo mai soli. Lei, che ha condiviso il dolore più grande ai piedi della croce, ci è vicina per sostenerci e darci forza nelle difficoltà. Possiamo affidarle tutto: paure, fatiche e preoccupazioni.

Come una madre premurosa, ci accoglie e si prende cura di noi, chiedendoci solo fiducia.

Noi, infatti, non sempre sappiamo qual è il nostro vero bene e quindi dobbiamo imparare ad accettare le soluzioni che Lei ci offre, anche quando non corrispondono ai nostri desideri e alle nostre vedute, con la certezza che la Madonna è la Madre per eccellenza.
Ella è Colei che ci ama smisuratamente, e il suo amore supera immensamente quello di tutte le madri del mondo per i propri figli, e se noi le permettiamo di agire, compie opere mirabili, ben al di là di ogni nostra aspettativa, traendo in nostro favore benefici straordinari da situazioni che umanamente apparivano senza speranza. Così, con nostra grande consolazione, sperimenteremo la continua, amorevolissima presenza della Madonna accanto a noi e il suo materno aiuto ogni qualvolta la invocheremo.

immagine: Maestro della Vita di Maria, Cristo in croce (dettaglio), XV secolo, Colonia, Wallraf–Richartz Museum.