di padre Francesco Bamonte, icms
Il dogma dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, proclamato da Pio XII il 1° novembre 1950, ci insegna che la Madre di Dio, terminato il corso della sua vita terrena, fu assunta in cielo in anima e corpo. Il corpo della Madonna non attende la risurrezione universale alla fine dei tempi: Maria è già glorificata in anima e corpo. E questo ci rivela una grande verità: l’uomo non è soltanto anima, ma unità di corpo e anima. Il corpo, non è una prigione dalla quale l’anima deve liberarsi, né qualcosa di estraneo alla persona. Il corpo fa parte di noi. La morte separa l’anima dal nostro corpo, ma questa separazione sarà temporanea. Gesù ci ha detto che alla fine dei tempi ci sarà la risurrezione dei nostri corpi.
Una delle grandi specificità del cristianesimo è proprio questa: la salvezza non riguarda soltanto l’anima, ma l’uomo nella sua integralità. E la Madonna Assunta in cielo in anima e corpo è la prima e luminosissima realizzazione di questa promessa che Dio ci ha fatto, perché in Lei, prima tra i redenti e già pienamente glorificata anche nel corpo, la Chiesa contempla l’anticipazione radiosa di ciò che attende coloro che appartengono a Cristo. In Lei quindi contempliamo ciò che sarà anche la nostra meravigliosa meta, se vivremo nella fedeltà a Cristo: la glorificazione dell’intera persona, anima e corpo.
Da questa verità comprendiamo anche quale debba essere il nostro atteggiamento nei confronti del corpo, evitando due estremi: il culto del corpo, cioè l’esaltazione del corpo come valore supremo, e il disprezzo del corpo, come se fosse qualcosa di negativo da cui liberarsi. La visione cristiana evita entrambi. Il corpo è un dono di Dio e, proprio per questo, va rispettato, curato e custodito, senza però trasformarlo in un idolo. La persona è chiamata a vivere in un’armonia ordinata, nella quale anche gli impulsi e le esigenze del corpo siano orientati dalla ragione e dalla libertà verso il vero bene. E il corpo deve manifestare ciò che abbiamo nel cuore. Perché il corpo parla. Questo ha una particolare importanza anche nel modo in cui oggi presentiamo noi stessi. Nella cultura contemporanea emergono concezioni antropologiche che tendono a separare l’identità personale dal significato del corpo sessuato. La visione cristiana, invece, riconosce nella differenza sessuale tra uomo e donna una dimensione reale della persona, iscritta nella corporeità e chiamata a essere accolta e vissuta nella verità e nell’unità della persona. Per questo non vanno sottovalutati quei fenomeni culturali e ideologici che tendono a mettere in discussione la concezione cristiana dell’uomo e della donna, della loro identità e della loro corporeità.
Il modo in cui presentiamo il nostro corpo deve essere coerente con la verità della nostra persona. Non dobbiamo vergognarci del corpo, ma neppure esibirlo come se fosse un oggetto. Dobbiamo rispettarlo. Questo vale anche per il modo di vestire. Oggi si parla poco del pudore, eppure il pudore è una virtù profondamente umana e cristiana. Esso non consiste anzitutto in un elenco di regole esteriori, ma custodisce l’intimità e la dignità della persona; proprio per questo trova poi espressione anche nel modo di vestirsi e di presentarsi agli altri. Il problema, infatti, non è semplicemente stabilire che cosa sia di moda e che cosa non lo sia, ma comprendere come consideriamo il nostro corpo. Quando viene esposto deliberatamente per provocare, il corpo è ridotto a un oggetto di desiderio. Ma la persona non è un oggetto. Il corpo appartiene alla persona e partecipa della sua dignità.
Per il cristiano questo assume un significato ancora più profondo. San Paolo ci ricorda che il nostro corpo è tempio dello Spirito Santo. Perciò dobbiamo rispettarlo anche quando nessuno ci vede: nel modo in cui ci vestiamo, nel modo in cui lo curiamo e nel modo in cui lo trattiamo. Questo vale in modo particolare per chi ha consacrato a Dio la propria vita. Il Religioso e la Religiosa, attraverso il voto di castità, hanno promesso a Cristo di custodire il proprio corpo nella purezza, cioè come dono della propria corporeità e affettività nella donazione totale di sé.
Il corpo, dunque, non è estraneo alla nostra fede. Anche il corpo deve testimoniare ciò che crediamo.
Pensiamo alla preghiera. Quando preghiamo, uniamo le mani; quando supplichiamo, allarghiamo le braccia; quando adoriamo Dio, ci inginocchiamo; quando passiamo davanti al Santissimo Sacramento, pieghiamo il ginocchio. Qualcuno potrebbe dire: «Ma perché devo farlo? Il Signore conosce già quello che ho nel cuore». Certamente. Ma io non sono soltanto anima: sono anima e corpo. È quindi giusto che anche il mio corpo esprima ciò che la mia anima crede. Il corpo diventa così un linguaggio della mia fede.
Dobbiamo perciò recuperare una grande attenzione al corpo, non per trasformarlo in un idolo o per vivere in funzione dell’apparenza, ma perché il corpo appartiene alla dignità della persona ed è chiamato anch’esso alla santità. Dal Battesimo, tutta la nostra persona appartiene a Cristo e, per chi ha ricevuto una particolare consacrazione religiosa, questa appartenenza è ulteriormente espressa attraverso la professione dei voti.
In particolare, del nostro corpo dobbiamo avere tanto rispetto soprattutto perché è destinato alla risurrezione.
La Madonna Assunta in Cielo ci mostra ciò che Dio vuole compiere anche in noi. Il nostro corpo, infatti, non è destinato alla distruzione definitiva. Alla fine dei tempi, Gesù ci ha rivelato che i corpi di tutti gli esseri umani, vissuti in ogni epoca della storia, risusciteranno. Se, nell’ultima scelta che compiremo nell’istante prima di morire, avremo deciso di stare con Dio, nel giorno della risurrezione il corpo che abbiamo avuto sulla terra diventerà un corpo glorificato, liberato dalla corruzione e dalla morte e pienamente partecipe della gloria di Dio. Saremo sempre noi stessi, conserveremo la nostra identità personale, unica e irripetibile, ma saremo trasformati e conformati a Cristo.
Questa è la grande speranza cristiana. E Maria ci mostra che non si tratta di un’idea astratta: in Lei è già diventata realtà.
Ecco perché l’Assunzione della Madonna è così importante anche per il modo in cui oggi consideriamo il corpo. In una cultura che rischia continuamente di oscillare tra l’esaltazione del corpo e il suo disprezzo, Maria ci insegna che il corpo è creato da Dio. Che la nostra persona è costituita dall’anima e dal corpo. Che il corpo deve essere rispettato, curato e custodito nel pudore. Che il corpo deve essere coerente con la verità della persona. Che il corpo deve partecipare alla nostra adorazione di Dio.
E, soprattutto, che il corpo è destinato alla risurrezione.
Guardiamo allora a Maria Santissima. In Lei contempliamo ciò che Dio vuole realizzare anche in noi. La Madonna ha ricevuto in anticipo la glorificazione del corpo e proprio per questo può diventare per noi una grande maestra nel modo di vivere e custodire il corpo che Dio ci ha donato. Chiediamole pertanto di ottenerci da Dio la grazia di vivere nella fedeltà a Cristo, affinché un giorno anche noi possiamo partecipare, con tutta la nostra persona, anima e corpo, alla gloria della risurrezione.
Guido Reni, Assunzione della Vergine, 1600, Pieve di Cento (BO), Collegiata di Santa Maria Maggiore